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Cavatappi: quali modelli scegliere e come usarli correttamente

Avete mai provato ad aprire una bottiglia di vino davanti a un amico appassionato di vini con il classico cavatappi a “omino”? Se la risposta è sì, immagino ricordiate ancora l’espressione di disgusto sul suo volto!

Scherzi a parte, ho voluto fare questa doverosa premessa perché se c’è una cosa che differenzia un appassionato da un “semplice” bevitore di vino è proprio il cavatappi che possiede. Il primo ne avrà sempre un modello professionale a portata di mano, l’altro, probabilmente, avrà il classico cavatappi casalingo con le tipiche “braccia” e l’anello apribottiglie sulla parte superiore, che ricorda appunto un omino.

Ma vediamo insieme nello specifico quali sono i cavatappi più diffusi nelle nostre case e quali sono i loro principali pregi e difetti.

MODELLI DI CAVATAPPI PIÙ COMUNI: DAL CAVATAPPI A “OMINO” AL TIRABUSCIÒN A T

Iniziamo a parlare del cavatappi che tutti abbiamo – o che almeno in passato abbiamo avuto – nelle nostre case: il classico cavatappi a “omino”. Da appassionata e sommelier, io l’ho fatto sparire da casa, in quanto non si tratta di uno strumento adatto per stappare una bottiglia in tutta sicurezza. Badate bene, non si tratta di uno strumento pericoloso per noi, quando parlo di sicurezza intendo infatti la “sicurezza” del vino. Infatti se può essere ancora accettato come cavatappi per vini giovani e di pronta beva, nel caso di grandi vini che affinano in bottiglia da anni, utilizzarlo potrebbe essere un grande azzardo in quanto si rischia di danneggiare irrimediabilmente il tappo e dunque il vino.

Il suo funzionamento è molto semplice: basterà infilare il cosiddetto verme (la vite) all’interno del tappo e avvitarlo al suo interno facendo ruotare l’anello apribottiglie. Vi accorgerete che più la vite va giù e più saliranno le “braccia del cavatappi”. A questo punto dovrete abbassarle e d estrarre delicatamente il tappo facendo attenzione a non forarlo. E il gioco è fatto!

Un altro modello di cavatappi molto diffuso è il tradizionale tirabusciòn – italianizzazione del termine francese tire bouchon – a forma di T.
Molto più semplice del primo – dato che è composto solo dal manico e dalla classica vite a spirale o verme – risulta però di più difficile utilizzo, se non si è abituati. Infatti aprire una bottiglia con questo modello di cavatappi richiede il coinvolgimento dei muscoli non solo della mano e del braccio, ma anche della spalla, della schiena e persino di quelli delle gambe.

CAVATAPPI PROFESSIONALI: GLI STRUMENTI DEI SOMMELIER

Per qualsiasi appassionato o professionista del settore vini – che sia un enologo, un produttore o un sommelier – non esiste alcun cavatappi al di fuori di quello professionale ovvero quello utilizzato dai sommelier che si riconosce perché sobrio, tascabile, interamente in metallo o con il manico in legno o plastica. È formato da:

  • la lama nascosta nel corpo del cavatappi che si estrae grazie a un meccanismo a scomparsa – che serve a tagliare la capsula della bottiglia di vino. Secondo le regole della sommellerie, il taglio deve essere fatto sotto il cercine, cioè la parte più alta in cima al collo della bottiglia,  e una volta tolta la capsula deve essere riposta in un apposito piattino;
  • il verme ovvero la parte da infilare all’interno del tappo per poi estrarlo con una leggera pressione della mano destra;
  • la leva è la parte del cavatappi che serve a estrarre il tappo dal collo della bottiglia. Come si fa? Si appoggia l’apposito dente d’appoggio sul collo della bottiglia e si fa leva per estrarre il tappo con un delicato ma deciso movimento.

Ora che sapete tutto sui principali modelli di cavatappi, sui loro pregi e difetti e su come si utilizzano correttamente, non vi resta che allenarvi stappando tante bottiglie di vino di qualità come quelle proposte da Dievole.